Amato; nessuna discriminazione nella scuola

Alessandro Galimberti Il Sole 24 Ore, 11 gennaio 2007

Un coro unanime di disapprovazione. La circolare del Comune di Milano che nega l’iscrizione a scuola ai figli di immigrati irregolari ha provocato reazioni compatte di condanna, corollario alla diffida notificata mercoledì al comune capoluogo lombardo dal ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni. Toni molto duri ha usato il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, durante i lavori della Consulta giovanile per il pluralismo religioso. “È un delitto di estrema gravità discriminare i bambini per questioni etniche, in uno dei diritti fondamentali come quello dell’istruzione” ha dichiarato Amato davanti ai 16 delegati, di età compresa tra 25 e 36 anni, espressione delle diverse realtà culturali del Paese. E in serata una nota di Palazzo Chigi ha espresso “piena condivisione” a Fioroni per la decisione del ministro contro un provvedimento che “nega il diritto allo studio”.
Il tema dell’immigrazione e dell’integrazione continua a dividere e preoccupare, soprattutto in prospettiva scolastica. In Italia, secondo l’ultimo Dossier statistico Immigrazione preparato da Caritas-Migrantes di Roma, sono 880mila i minori stranieri residenti all’inizio del 2007, dato che trova conferma anche nel report del ministero dell’Istruzione, secondo cui gli alunni stranieri sono più di 500 mila, circa il 6% della popolazione scolastica. E il superamento numerico degli scolari non originari rispetto agli italiani rimane solo questione di tempo: secondo stime il sorpasso potrebbe avvenire già prima della metà del secolo in corso.
Una prospettiva di fronte alla quale l’idea di discriminare gli studenti in base allo status di provenienza, cioè fondamentalmente familiare, suscita reazioni compatte. “I bambini extracomunitari possono iscriversi all’asilo indipendentemente dal permesso di soggiorno dei loro genitori” ha detto Fabio Sturarli, vice presidente dell’Anci (l’associazione dei comuni) con delega sull’immigrazione. Solidarietà a Fioroni per la diffida a Milano è stata espressa anche dall’assessore alle Politiche educative di Roma, Maria Coscia.
“Sono d’accordo con l’intervento del ministro, che ha considerato le scuole dell’infanzia come scuole paritarie che devono garantire gli stessi criteri e le stesse caratteristiche delle scuole statali”. Sulla stessa lunghezza d’onda l’assessore bolognese Milli Virgilio: “L’intervento del ministro è giusto. Non può esistere una scuola che chiude. Il diritto all’istruzione è un diritto fondamentale, sia per la legislazione nazionale sia per quella internazionale”.

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