UNAR premia le buone pratiche aziendali

Allo scopo di far conoscere le politiche di gestione delle aziende che si sono contraddistinte nelle attività di integrazione multietnica e di  valorizzazione  delle diversità culturali, l’UNAR intende realizzare una ricognizione delle buone pratiche adottate nei luoghi di lavoro sul tema della convivenza interetnica e dell’inclusione sociale. A conclusione di tale indagine verrà assegnato un Premio per le buone pratiche aziendali. L’allegato test di autovalutazione vuole fornire agli imprenditori sensibili alle problematiche dell’integrazione un semplice ed efficace strumento per la valutazione del livello di integrazione e valorizzazione delle diversità realizzato in ambito aziendale. Questo test, inoltre, servirà all’UNAR per far emergere e rendere pubbliche le esperienze positive, nonché per valutare se le misure adottate sono adeguate ai fini della partecipazione al Premio. Le imprese interessate a partecipare dovranno presentare all’Ufficio in modo approfondito, e secondo le modalità che riterranno più opportune, il loro caso aziendale, affinché l’esperienza dell’azienda possa essere registrata come buona pratica ai fini della partecipazione al Premio. Per dare adeguata visibilità alle esperienze positive delle imprese coinvolte nell’indagine, l’UNAR, con la collaborazione di Confindustria, ha intenzione di organizzare una Conferenza Nazionale per la presentazione dei risultati ottenuti e per l’assegnazione dei Premi per le buone pratiche aziendali a favore dei dipendenti di origine straniera. 4 maggio 2007
Test autovalutazione

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Ultimi commenti
  1. Maya

    I stranieri in italia hanno bisogno di fatti concretti più che di seminari e convegni su i loro diritti. E ora di fare concrettizare, bisogna interagire iniziando dalle necessità primarie. Consegnare in tempi brevi i loro permessi/carta di soggiorno in modo che loro poi riescano da soli il lungo cammino dell’integrazione.

  2. mirita

    Ma io dire la verità trovo molto difficile rilevare quando c’è una discriminazione, il più delle volte la si subisce ma non ci passa nenanchè per l’anticamera del cervello che ci si può protegere anche dal punto di vista legale da un comportamento o espressione o esclusione di tipo razziale.

    Servirebbe molto formazione in uesto senso e forse è utile che anche i mediatori culturali abbiamo una formazione specifica su questi temi in modo da fare da sensore efficace ovunque lavoranno per casi di razzismo su persono immigrate, spesso sensa nessun strumento di protezione da prassi del genere.

  3. Hu Qi

    Spesso la discriminazione razziale gli stranieri la fanno anche fra di loro. Direi in tanti aspetti della vita: in famiglia, a scuola, al lavoro.
    La differenza religiosa, la loro provenienza dalle zone rurali, diversa etnia, le differenze culturali creano incomprensioni tra di loro.
    Penso che non bisogna sottovalutare questo aspetto altrettanto importante.

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