“Clic day”; dopo 6 mesi solo l’1% di permessi

La Repubblica – Una montagna di pratiche ferme. Settecentomila domande in attesa di clic dayuna risposta. Sono quelle di chi aspetta da mesi di mettere in regola un immigrato. È la gara del decreto flussi, ma la chiamano “lotteria delle quote”: finora, solo uno su cento ce l’ha fatta. La corsa a un posto da regolare coinvolge ogni anno migliaia di immigrati invisibili.
Nel 2007, il decreto ha messo in palio 170mila posti. Come è finita? A sei mesi dalla presentazione delle oltre 740mila domande d’assunzione, meno di 8mila sono i visti d’ingresso rilasciati: circa 1’1%. Una débacle burocratica, che chiama in causa ministero dell’Interno e degli Esteri.
Un passo indietro: col decreto flussi, l’Italia fissa annualmente il tetto massimo (le “quote”) di cittadini extracomunitari, che possono entrare nel Paese per motivi di lavoro subordinato o autonomo. Questo sulla carta. In realtà le cose vanno ben diversamente: il decreto è l’unica chance per mettere in regola chi già si trova in Italia. Come? Si presenta domanda d’assunzione, si spera di rientrare nelle quote, si esce dal Paese col nulla osta e si ritorna col visto d’ingresso. È un sistema di porte girevoli: esci clandestino, rientri regolare.
Ma solo a pochi fortunati il gioco riesce. I due decreti del 2006 avevano aperto le porte a 470mila ingressi: una massa di lavoratori, che hanno tenuto occupati gli uffici competenti per oltre 18 mesi. Per questo, nel 2007, i posti messi a disposizione dal decreto flussi sono scesi a 170mila, oltre un terzo per collaboratrici domestiche. La novità? Le domande d’assunzione potevano essere presentate solo via Internet, a partire dal 15 dicembre: il cosiddetto clic day. In pochi minuti le quote sono state superate e dopo qualche settimana il conto si è fermato a 740mila domande presentate (di cui 475mi1a per lavoro domestico: colf e badanti).< I più richiesti? Marocchini (139mila), cinesi (80mila), bengalesi (79mila), indiani (56mila) e ucraini (53mila). Una valanga online di domande in attesa di una risposta. Che ne è stato? Al 17 giugno 2008 (dati del ministero dell’Interno), le domande “definite” sono solo 67.627, le pratiche in attesa d’integrazioni sono invece 5.147. Tra le “definite” rientrano quelle bocciate dalle questure (6.388) e dalle direzioni provinciali del lavoro (ben 19.311); quelle chiuse per rinuncia del datore di lavoro (2.585) e infine quelle che hanno finalmente ricevuto il nulla osta all’assunzione (39.343).
Purtroppo, però, il nulla osta non pone fine alla via crucis della regolarizzazione. A quel punto, infatti, la burocrazia si sposta all’estero, nei consolati italiani che devono rilasciare agli immigrati con nulla osta, il visto d’ingresso per l’Italia. E qui c’è la nuova strettoia. Quanti visti sono stati rilasciati finora? Solo 7.947 al 17 giugno 2008. Colpa delle difficoltà di attraversare la frontiera per chi si trova già in Italia da irregolare e dell’insufficienza di personale in molti consolati.
“Le colpe si distribuiscono tra ministero dell’Interno e degli Esteri – sostiene l’avvocato Marco Paggi dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione – dopo il clic day, infatti, nulla è cambiato: lo sportello unico dell’immigrazione è stata una semplificazione apparente e nei consolati mancano le risorse adeguate. In Moldavia manca addirittura un consolato italiano, bisogno andare fino in Romania per chiedere il visto. Che il 90% delle domande d’assunzione riguarda irregolari già presenti in Italia è poi un segreto di pulcinella – prosegue Paggi – e lo Stato dovrebbe avere la coerenza di procedere a sanatorie mirate per chi lavora e ha una casa. Ne riceverebbe in cambio denaro prezioso: il versamento dei contributi nelle sue casse”.

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