Cosa prevede il “Patto nazionale per un islam italiano”

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“Oggi è un giorno importante, un passaggio utile per il presente e il futuro del nostro Paese attraverso il dialogo interreligioso”. Così il ministro Minniti aveva definito la firma del Patto nazionale per un Islam italiano, avvenuta al Viminale con i rappresentanti delle associazioni e delle comunità islamiche presenti in Italia, il 1 febbraio di quest’anno.

I valori solidi della Costituzione

Il documento firmato richiama esplicitamente la Costituzione italiana, i “valori solidi” che tutti, Stato e comunità islamiche, si impegnano a difendere. Il senso del patto, sottolineava il Ministro dell’Interno, è che si possono avere e professare religioni differenti, pur essendo tutti italiani.

NO alla violenza e al terrorismo, SI alla libertà di culto

Il pre-requisito del Patto è quello di “ripudiare qualsiasi forma di violenza e terrorismo”. Il Patto si vuole come un giusto equilibrio di diritti e doveri, per sviluppare un progetto che mira a costruire una  forte integrazione.

Tra i punti cruciali, c’è il principio che la libertà di culto rappresenta un valore inalienabile, un punto fermo che fa di una democrazia una democrazia e di una civiltà una civiltà.

Poichè, evidenzia il ministro, uno Stato non può imporre regole ad una religione, lo Stato può, però, fare un’intesa, un incontro pattizio che rappresenti un incontro di libere volontà. Questo garantisce che non essendoci una supremazia di una parte sull’altra, il Patto regga. Questo rappresenta anche un investimento immateriale per il nostro Paese perché una società più integrata è una società più sicura.

I punti essenziali

Anche la struttura del Patto riflette quest’idea pattizia e di incontro: sono dieci i punti in cui si impegnano, da una parte le associazioni e dall’altra lo Stato.

Tra le misure concordate, la promozione di una formazione per gli imam, per scongiurare il pericolo di imam “fai da te”. Sarà compito del ministero dell’Interno accompagnare questa formazione.

Dovrà, inoltre, essere garantito l’accesso a non-musulmani ai luoghi di preghiera. Anche la trasparenza, che abbatte il germe del sospetto, può essere elemento significativo. Per questo, i nomi degli imam dovranno essere pubblici e i sermoni tradotti in italiano.

Trasparenza nei finanziamenti è richiesta anche nella costruzione delle moschee in Italia. Questi rappresentano, sottolinea Minniti, “tre pilastri straordinari di trasformazione”.

Il ministero dell’Interno si impegna a costruire tavoli interreligiosi e ad organizzare un incontro con i giovani musulmani di seconda generazione dove poter discutere di diritti e doveri.

Il Patto serve, ribadisce infine il ministro, a predisporci ad un percorso che termini con la definizione di un’intesa.

 

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