Dossier: Mediazione Interculturale e integrazione in Europa: 4. La Grecia

Continua la serie di articoli su “Mediazione Interculturale e politiche di integrazione nei vari paesi della Comunità Europea). Questa settimana ci Occupiamo del caso della Grecia.

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Riprendiamo il viaggio nella storia della mediazione Interculturale nei vari paesi della Comunità Europea e del suo rapporto con le politiche di integrazione dei singoli paesi. Nel quarto appuntamento ci spostiamo in Grecia. Il Paese è diventato meta di immigrazione molto di recente. Prima era solo territorio di transito per andare verso nazioni più ricche, ma negli ultimi dieci anni, pur continuando ad essere territorio di transito, è diventata anche terra di immigrazione permanente.

Dai primi anni 90′ verso la Grecia hanno migrato popolazioni provenienti dai paesi Balcanici, dall’Europa orientale e dall’ex Unione Sovietica. La più grande percentuale degli immigrati di prima generazione sono albanesi (Sarebbero circa 500 mila secondo i dati dal Governo albanese). In una seconda fase, sono arrivati immigrati provenienti da Asia e Africa.

La popolazione immigrata in Grecia rappresenta circa il 10% della popolazione totale (dati Emn: 2016).

Un operatore umanitario su una spiaggia greca in attesa. Foto Afp, apparsa su Internazionale.it

La nuova migrazione presenta particolarità che la differenzano da quella precedente che in buona parte è riuscita ad inserirsi socialmente e nel mondo del lavoro. Le persone della seconda ondata, arrivata in tempi di crisi, sono spesso impegnati nell’economia informale o nel terziario. La loro posizione è spesso agli ultimi posti della scala sociale con poche opportunità di miglioramento. Non ci sono per ora organizzazioni di tipo sindacali che li rappresentino.
Molto spesso queste nuove immigrazioni sono prevalentemente maschili, provenienti per lo più da Pakistan, Iraq, Afganistan e India o prevalentemente femminile, provenienti dall’Europa dell’Est e fanno lavori domestici, assistenza e cura degli anziani.

Gli esuli politici e rifugiati hanno garantita una residenza temporanea in Grecia.

In  Grecia, il problema principale é l’importante presenza di stranieri in situazione irregolare, Si valutano a circa 500.000 e la maggior parte proviene dai paesi come Pakistan, Bangladesh e India. La provenienza da paesi lontani e culturalmente molto diversi, rende queste popolazioni ancora più visibili e meno facile il loro inserimento sociale e culturale.

Quadro normativo

Il primo programma di regolarizzazione per gestire l’immigrazione irregolare è stato introdotto nel 1997 con due decreti presidenziali ( 358/1997 e 359/1997). I due decreti hanno dato l’opportunità agli immigrati di acquisire la “carta bianca”, il permesso di residenza temporanea. Documento che si è trasformata in seguito in “green card”,ovvero il permesso di residenza per motivo di lavoro nel paese.

Nel 2001, il Governo, approva l’Atto 2910/2001 sull’ingresso e il soggiorno degli stranieri in Grecia e l’acquisizione della nazionalità greca attraverso la naturalizzazione.

Il primo piano sull’integrazione e inclusione sociale dal governo greco è stato annunciato nel 2002 che prevedeva un periodo 2002-2005. Il piano però, non è stato sviluppato in tutti i suoi assi ( lavoro, formazione, sanità, accoglienza, scambi culturali). La priorità principale é stata la regolarizzazione lavorativa, l’accoglienza e la sanità.

Nel 2003 è stato introdotto un Piano per l’Occupazione con l’obiettivo di migliorare la condizione lavorativa e riguardare i gruppi svantaggiati come migranti, disabili, anziani e donne che ritornano al lavoro dopo la maternità.

Al momento in cui fu realizzata la ricerca, non risultavano norme nazionali e/o regionali che riguardano la figura e la funzione del Mediatore Interculturale.

Percorsi formativi per il mediatore culturale

La mediazione culturale in Grecia è una nozione recente e ancora oggi non c’è una visione chiara.
Risale al 2007, il primo esperimento di percorso formazivo per mediatori interculturali organizzato dal Consiglio Greco per i rifugiat, e iscritto nell’ambito del programma di Iniziativa Comunitaria Equal. Il corso di 100 ore ha formato 16 mediatori culturali.  Le unità formative eranno in cinque e  riguardavano l’area legislativa, quella dell’interpretariato e della lingua, quella della comunicazione e delle relazioni, le le competenze personali, e in fine l’area dell’educazione interculturale.

Ambiti di intervento del mediatore.

Ancora oggi in Grecia, non c’è un piano strategico a livello nazionale per l’integrazione. Di più, lavorano le Organizzazioni non governative, le associazioni no-profit presenti nel territorio .

Scuola

Le attività della mediazione interculturale riguardano l’alfabetizzazione linguista nelle scuole, l’inserimento dei bambini nel quadro scolastico, i rapporti della scuola con la famiglia, traduzione  e interpretariato e la gestione dei conflitti.

L’accoglienza

La realtà che prevede di più l’utilizzo dei mediatori culturali é il contesto di accoglienza e di integrazione per i rifugiati. I mediatori aiutano sia con la mediazione linguistica che nel disbrigo di pratiche e procedure per la richiesta di asilo. Nei centri di accoglienza si organizzano anche attività ricreative e culturali con la collaborazione di mediatori per favorire la comunicazione e costruire legami sociali.

Un’ altra realtà che lavora nell’ambito dell’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo, é quella dell’Ufficio per l’integrazione del Comune di Patrasso. L’ufficio ha creato un network di mediatori interculturali. I mediatori lavorano con obiettivo di prevenire i fenomeni di razzismo e xenofobia, facilitare l’integrazione nella società locale, e aiutare nella ricerca per trovare le strateggie a migliorare le condizioni nella vita personale e famigliare dei rifugiati.

Sanità

I mediatori culturali contribuiscono ad assicurare un’assitenza adeguata ed evitare le incomprensioni che possono nascere tra personale medico e paziente, offrono anche attività di traduzione del materiale informativo.

 

Note:

Fonte principale:   Il Mediatore culturale in sei Paesi europei (report di ricerca)  a cura di Simone Casadei e Massimiliano Franceschetti . Strumenti ISFOL, 2009.

Altri riferimenti:

 

Alleman-Ghionda C,  L’educazione interculturale nelle scuole (Studio della Direzione Generale delle Politiche Interne dell’Unione, Dipartimento tematico: Politiche strutturali e di Coesione, Cultura e Educazione, Parlamento Europeo, Bruxelles, 2008

Arvantis E.& Kameas A. (A cura di).  Intercultural mediation in Europe: Narratives of professional transformation. in Champaign, Illinois, USA, 2014

 

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