Dossier: Mediazione Interculturale e integrazione in Europa: 3. La Germania

Continua la serie di articoli su “Mediazione Interculturale e politiche di integrazione nei vari paesi della Comunità Europea). Questa settimana ci Occupiamo del caso della Germania.

 

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La figura del Mediatore culturale prende vita in Germania non da tanti anni, ma partendo dal periodo 2005-2007, prendendo forma tra il volontariato e professionalità. Per illustrare lo scenario normativo all’interno del quale si colloca la figura del Mediatore Culturale è necessario prendere in considerazione le Leggi sull’immigrazione del 2005 (Zuwanderungsgesetz) che regola sia il fenomeno dell’immigrazione che il nuovo assetto istituzionale per l’integrazione. Cosi anche il Piano Nazionale di Integrazione del 2007, che illustra i 400 impegni istituzionali concordati dai diversi attori che hanno partecipato rappresentando le linee guide di programmazione nel creare un modulo reale di integrazione.
Il carattere federale della Germania rende il Piano delle misure di integrazione altamente strategico perché viene affidato ai “Lander” (gli Stati/regioni) che hanno autonomia legislativa vincolata alle leggi federali, ma completa indipendenza dal punto di vista operativo. Lo stesso vale anche per i Comuni che godono di un’autonomia di implementazione.

Linee Guida

Due sono le linee guida seguite negli interventi di mediazione interculturale:

– interlocuzione programmatica con i migranti
– tangibilità e concretezza degli interventi

Le azioni strategiche previste dal Piano sono essenzialmente la formazione e l’accompagnamento.
Così anche l’assunzione di personale straniero è considerata una misura di integrazione (l’assunzione nei posti pubblici è sottoposta a un giuramento sulla Costituzione e non riconosce il diritto allo sciopero. invece per impegni di minore responsabilità non c’è l’obbligo del giuramento, né quello della cittadinanza tedesca). La formazione è obbligatoria per l’acquisizione di competenze interculturali.

Queste sono alcune misure previste dal Piano:

  • Qualificazione del personale impiegato nei servizi ed interventi sociali sulle competenze interculturali;
  • Servizio di consulenza primaria nel quale si dividono due servizi, quelli per gli adulti (Migrationserstdienste), e per i minori e i giovani (Jugendmigrationsdientse);
  • Iniziative finalizzate all’apertura inerculturale dei servizi per una migliore fruizione da parte dei migranti;
  • Offerte per il sostegno delle famiglie, soprattutto con i bambini piccoli (fanno parte dei programmi per i comuni e si chiamano HIPPY, OPSTAPJE, MAMMA LERNT DEUTCH ecc).

La scuola, l’Università e la Cultura, sono materie di competenza esclusiva del Lander. Il Ministero può lavorare solo come un partner sostenendo dei progetti.
Il sistema sanitario è privato, la pubblica sanità è assicurata attraverso le Casse Mutue e le Assicurazioni. Sono gli organizzazioni civili della Libera organizzazione Federale di Servizi Sociali che gestiscono il personale con competenze interculturali negli ospedali e servizi sanitari. Queste organizzazioni prevedono anche servizi di mediazione dei conflitti.

Le attività si distinguono in due tipologie: l’accompagnamento individuale e gli sportelli o uffici di consulenza. Più della metà dei progetti si occupano dell’integrazione linguistica e quotidiana dei migranti nell’ambito della formazione nell’ambito del lavoro, nell’ambito dell’educazione, del sostegno ai genitori e dell’integrazione nei quartieri. Esiste anche un’altra figura, femminile, che ha come compito di aiutare le donne straniere in difficoltà. Ci sono poi le “mamma con i zaini” che aiutano e sostengono attività di promozione per l’apprendimento del tedesco e lo sviluppo infantile per i bambini da 3-6 anni.

I percorsi formativi per il mediatore interculturale

Il progetto Equal (Sprakum), il più grande, ha tentato di istituzionalizzare le figura del Mediatore Culturale, fissandone gli standard e distinguendone il profilo da altri simili e contigui.
Gli obiettivi del progetto contemplano il miglioramento dell’accesso e le prestazioni della sanità e del sociale per i migranti e i rifugiati; promuovere l’apertura interculturale delle istituzioni attraverso il lavoro dei mediatori; qualificare i rifugiati e richiedenti asilo come Mediatori Interculturali e Linguistici per un inserimento nel mercato del lavoro.
I corsi di formazione seguono uno schema di 200 ore: 120 ore – conoscenza di base e metodi generali sulla mediazione; 30 ore – mediazione su due ambiti a scelta; 30 ore di supervisione e 20 ore di valutazione partecipata.
Al termine del corso si riceve una certificazione che specifica sia i formatori che i contenuti e gli ambiti della formazione ricevuta.
I mediatori hanno l’obbligo di seguire un codice etico dell’associazione, di sostenere le parti in conflitto rispettando i loro interessi incontrandoli con rispetto e neutralità rimanendo terzi.

Ambiti di intervento del mediatore

La Germania vanta uno dei sistemi di welfare più inclusivi tra i paesi dell’OSCE( Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). Solo nel 2008, sono stati stanziati 154,8 milioni per i corsi di integrazione (lingua e orientamento alla cultura, normative e storia tedesca), per i giovani 41 milioni, 2 milioni ai progetti di integrazione e 25,7 milioni a servizi di consulenza e orientamento.
Gli interventi dei mediatori culturali si mettono in atto negli ambiti:

Sociale:

Uffici pubblici per l’integrazione sociale; osservatori Locali sulle Politiche Sociali; nei 650 consultori per adulti e stranieri, consultori per i giovani, le donne e gli anziani.

Qui il mediatore svolge un intera gamma di attività: consulenza per l’accesso ai servizi, ricerca, prevenzione/risoluzione dei conflitti, interpretariato e traduzione, accompagnamento, formazione, informazione e orientamento.

Sanita:

Negli ospedali, per assolvere compiti di interpretariato e traduzione. A Hannoer, ad esempio, c’è un Ospedale specializzato in “Etnomedicina”. L’obiettivo è quello di diminuire gli errori di cura medicinale per i migranti. Il centro costruisce un ponte tra le culture, che hanno nella loro tradizione
diversi modi di trattare il corpo e la malattia.

Educazione:

Asili nido, scuola per l’infanzia, primaria e secondaria.
In tutte le scuole sono previste forme di sostegno, sopratutto per l’insegnamento linguistico e per le materie interculturali.

I mediatori hanno una assunzione a tempo pieno.

Altri settori dell’impiego del Mediatore culturale

Servizi di orientamento al lavoro e Terzo Settore, Centri per l’Impiego, Sindacati, Tribunali, Servizi sociali per l’accoglienza, Amministrazione Federale, Lander e Comuni, Questure, Prefetture e Forze di Polizia.

Ci sono ad esempio progetti specifici dove la Polizia lavora di comune accordo con le autorità culturali e religiose islamiche.

Dati sulla Mediazione Interculturale

In Germania sono presenti più di cinquanta diverse nazionalità, il 65% sono cittadini dei paesi terzi e il 35% di paesi europei. Tra le nazionalità presenti, i primi, dal punto di vista numerico e anche storico, sono i turchi, seguiti da italiani, polacchi, greci, serbi, montenegrini, kossovari, croati.
Gli “stranieri” si dividono in tre categorie: gli stranieri propriamente detti, le persone con sfondo di migrazione e le persone senza sfondo di migrazione. Quindi il lavoro con la categoria degli “stranieri” per definire un quadro delle possibili attività del Mediatore Culturale in Germania.
Le problematiche che investono gli stranieri in Germania sono molto consistenti sia per quanto riguarda i livelli di scolarizzazione, sia in relazione al mondo del lavoro. La consistenza occupazionale del mediatore culturale rappresenta ancora un parametro non calcolabile.

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Note:

Fonte principale:   Il Mediatore culturale in sei Paesi europei (report di ricerca)  a cura di Simone Casadei e Massimiliano Franceschetti . Strumenti ISFOL, 2009.

Altri riferimenti:

Ressources on Intercultural Mediation, Time Project, 2016 (Inglese)

ROPERS N., Peaceful Intervention: Structures, Processes, and Strategies for the Constructive Resolution of Ethnopolitical Conflicts (Berghof Report 1; Berlin, Oct. 1995). (Inglese)

Risorse sull’Immigrazione e l’integrazione in Germania (Inglese e tedesco)

DEMORGON J., MOLZ M., ‘Bedingungen und Auswirkungen der Analyse von Kultur(en) und interkulturelle Interaktionen’, in AlexanderThomas (ed.), Psychologie interkulturellen Handelns (Göttingen et al., 1996). (In tedesco)

Da immigrato a cittadino, Integrazione degli immigrati, delle loro famiglie e dei giovani, Idos 2008 pag.77 ( in Italiano).

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