Immigrazione: colpevole d’innocenza e… d’essere migrante

 Melting Pot, 23 febbraio 2008
“Noi accettiamo solo gli extra-comunitari che vogliono lavorare, quelli che non sono criminali. Non siamo razzisti”. Una frase sentita migliaia di volte. Smentita dai fatti.
2001. Stephen è un migrante nigeriano che vive in Italia. Possiede regolarmente il permesso di soggiorno. Viene arrestato per traffico internazionale di droga e condannato l’anno dopo a 8 anni di carcere, pena che viene confermata successivamente in appello. Fin qui la cronaca, la banale cronaca nera.
Ma il finale supera i limiti dell’assurdo. In carcere Stephen si diploma in Informatica e nel maggio 2007 si laurea con lode. La tesi discussa è intitolata “Realizzazione di strumenti Web per il supporto alla cooperazione”e subito dopo si iscrive al corso di laurea specialistica biennale. Stephen vuole essere pronto per quanto uscirà (nel 2009, passati gli otto anni).
Vuole costruirsi una vita e lavorare sodo per recuperare gli anni persi. Persi sotto tutti i punti di vista. Perché il 4 febbraio 2008, con la revisione della sentenza dalla Corte d’Appello di Napoli, è stato pienamente assolto dalle accuse. La libertà arriva così con un anno di anticipo. Stephen può così realizzare il suo sogno: laurearsi, trovare un lavoro e riscattare gli anni di carcere.
“Vogliamo gli extra-comunitari che lavorano, quelli che non sono criminali”. E invece tutto questo non accadrà. Denuncia Angiolo Marroni, il garante dei diritti dei detenuti del Lazio, che Stephen verrà espulso, così come previsto dalla legge Bossi-Fini. I migranti che hanno avuto problemi con la giustizia non possono rinnovare il permesso di soggiorno, devono lasciare il territorio italiano e non rientrarvi.
Non importa che l’unico appiglio della decisione sia una vicenda del 1993, non importa che Stephen si sia visto rubare 7 anni della propria vita per reati mai commessi. E viene cancellato anche tutto quello che è stato costruito in questi anni. La laurea, il diploma prima ancora, la collaborazione con alcune scuole e una società di informatica. Vige la Bossi-Fini.
Una legge dichiarata incostituzionale dalla Suprema Corte, con Calderoli (allora ministro della Repubblica e compagno di partito di uno degli estensori della legge) che chiese di metter mano ai principi fondamentali della Costituzione Italiana.
Una legge sanzionata a livello internazionale per violazione dei diritti umani sanciti dalla Dichiarazione Universale del 1948. La vita di un uomo, la vita della sua famiglia, la cultura non valgono nulla. Stephen dovrà lasciare l’Italia. Laureato in Chimica a Port Harcourt nel 1990, diplomato in Informatica. Laureato, nuovamente, all’Università di Tor Vergata nel 2007 con il massimo dei voti. Assolto da accuse infamanti e inesistenti dopo 7 anni di carcere. Tutto cancellato.

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Ultimi commenti
  1. noemi

    Non ci sono parole, questo lo sappiamo tutti… Purtroppo ci sono tropppe contraddizioni nella legge italiana , il problema che la legge con contraddizioni va a colpire sempre i più deboli , in fondo se sei italiano e hai sommato qualche accusa al minimo ti nominano ministro.

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