Intervista con Sonia Aimy: L’artista con la mediazione nel cuore

Sonia Aimy è un’artista a 360° cantante, attrice, stilista e designer di gioielli. Gira il mondo con le sue creazioni: Nordamerica, Africa e Europa. Del suo inizio come Mediatrice Interculturale dice che è una sua vocazione naturale: quella di risolvere i problemi degli altri.

Il suo nome è Sonia Aimiwu, in arte Sonia Aimy. Cantante, compositrice, attrice, stilista e creatrice di gioielli.

Originaria dal Sud della Nigeria, da Benin City, oggi Sonia vive in Canada, a Toronto, e si produce in giro per il mondo: Nord America, Europa e Africa. La sua musica mescola afro-jazz e tradizione dei griot africani e si esprime in varie lingue africane e internazionali. Un approccio interculturale alla musica e al canto che viene in parte dal suo percorso professionale che era iniziato nell’ambito della mediazione interculturale a Torino, negli anni 90.

“Ma il mediatore interculturale”, dice Sonia, “è spesso una persona già con tendenze all’altruismo e alla mediazione tra le persone, prima ancora di partecipare al corso e di lavorare come mediatore.”

L’intervista

MediatoreInterculturale.it: Mediatrice e artista a Torino, come è iniziato il tutto?

Sonia Aimy: Arrivando a Torino mi sono trovata immersa in un ambiente di lavoro sociale. Sono entrata a far parte dell’Associazione Alma Mater. Facevo volontariato presso la Caritas Migranti. Partecipavo a varie attività per i giovani dell’Erasmus… Ed è quasi in modo naturale che mi sono trovata a partecipare a una delle prime formazioni per mediatori Interculturali. Nel 1997 organizzata dall’Associazione Nuova Famiglia.

In seguito ho lavorato un anno come mediatrice per la Cooperativa Talea, presso l’ufficio minori del Comune di Torino. Ma poi ho scelto la carriera artistica e ho continuato, tuttavia, il lavoro di mediazione come volontaria.

MediatoreInterculturale.it: Allora, parlaci un po’ della tua carriera artistica

La passione per la musica c’era già in Nigeria. Avevo iniziato gli studi. A Torino al mio arrivo, parallelamente al lavoro nel sociale, ho iniziato corsi di musica Jazz e di recitazione. Ho cominciato a recitare con il Teatro Ragazzi di Torino (all’epoca si chiamava Teatro dell’angolo) con loro ho lavorato circa 15 anni. Poi c’era l’Alma teatro, che allora era la compagnia teatrale dell’Alma Mater. Poi vari teatri in giro per l’Italia.

A Torino ho cominciato a cantare in modo professionale con la mia prima formazione musicale. Ancora oggi suono insieme a questa formazione quando giro in Europa. Con loro avevo registrato il mio primo album “Mother”.

Nel 2013 mi trasferisco in Canada nella città cosmopolita di Toronto. Lì mi aspettava una nuova carriera musicale. Nuovi musicisti. Nuove modalità di lavoro. Nuova scena…

Quest’anno (2017) è uscito il nuovo album “Nigerian Spirit”, cantato in varie lingue: Igbo, yoruba, somalo, inglese, italiano… Racconta le varie situazioni politiche che stanno cambiando il mondo: la guerra, l’estremismo, Boko Haram, le nuove rotte della migrazione…

Da quest’anno ho iniziato a spostare il mio lavoro progressivamente verso gli Stati Uniti. Ma mi si sono aperte nuove vie e nuovi luoghi: continuo a girare e suonare in Europa, in Africa sub-sahariana ma anche in Nord Africa ultimamente.

MediatoreInterculturale.it: Secondo te, la formazione e la pratica di mediazione interculturale ha avuto effetti sulla tua carriera artistica?

La persona che scegliela mediazione interculturale è nella maggior parte dei casi una persona che ancora prima del corso e del lavoro ha tendenza a mediare, a risolvere i problemi degli altri… Quindi non è la formazione che fa il mediatore. Chi va a imparare la mediazione lo è già in qualche modo. La formazione aiuta dal punto di vista pratico e teorico. Ma l’indole che tende ad occuparsi degli altri, a mediare, intervenire per risolvere i problemi c’è già prima.

Anche adesso che mi sono allontanata dal mondo della mediazione e del lavoro sociale, le situazioni da risolvere, mi arrivano. Alla fine io entro e comincio a cambiare le situazioni.

MediatoreInterculturale.it: Sei a Torino per un Concerto beneficenza per un progetto.Di quale progetto si tratta?

Il progetto si chiama “Elevate Edo Girls“.  E’ una storia iniziata un po’ per caso. Io, da tempo, creo stoffe, abiti, gioielli… Tutto quello che indosso sul palcoscenico è di mia creazione.  Realizzo anche un po’ di modelli che vendo durante i concerti.

In Nigeria ho incontrato delle ragazze che erano nel bisogno, ma che nello stesso tempo hanno espresso voglia di imparare a realizzare vestiti e gioielli come i miei … Ho cominciato a far fare a loro i miei prodotti… Su piccola scala. Da lì, piano piano, ho cominciato a creare una piccola azienda e a dare lavoro a queste ragazze.

Solo che fino a qualche anno fa lo facevo in modo marginale e con i miei soldi personali. Ora vogliamo svilupparlo di più, dare un lato di formazione artistica e uno sviluppo economico maggiore al progetto. Per dare più opportunità a queste ragazze della mia città Benin City. Che è la città dalla quale provengono la maggior parte delle ragazze trafficate e sfruttate nei mercati della prostituzione.

Io credo che per salvare queste ragazze, il lavoro va fatto a monte. Prima che siano recuperate dalle organizzazioni, prima che siano prese nella trappola del debito e delle varie forme di ricatto. E questo provo a fare tramite il mio progetto.

Il sito ufficiale di Sonia Aimy: www.soniaaimy.com

L’associazione con la quale realizza i suoi progetti umanitari: African Women Acting

L’ultimo Album di Sonia Aimy

 

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