La mediazione e il dialogo interreligioso: il progetto D.I.R.

Il progetto D.I.R. si colloca nel contesto generale della progettazione di ricerca valoriale in ambito religioso e spirituale di tipo non teologico ma prevalentemente spirituale.

L’obiettivo del progetto è quello di essere in grado di:

• far riscoprire ai giovani adolescenti ciò che hanno vissuto religiosamente/spiritual-mente/ritualmente nell’infanzia ma che per storie e percorsi personali spesso non riescono a rendere visibile,
• valorizzare la comparazione tra le religioni rappresentate dal target dei giovani,
• offrire degli interventi dai rappresentanti religiosi di origine etno-geografica, presenti nel Territorio locale.
Progettare in ambito valoriale e religioso per l’A.M.M.I. significa intraprendere un percorso non definito, ma comunque orientato da alcuni punti di riferimento che sono i seguenti:

• le sperimentazioni svolte dall’A.M.M.I., all’interno dell’Agenzia formativa Casa di Carità Arti e Mestieri, in collaborazione con l’U.P.M., l’A.S.A.I. e le rappresentanze religiose etno-geografiche,
• le Mission che ogni agenzia formativa è fornita, occorre tradurla in pratica ai loro allievi aperti alle conoscenze, alle esperienze che hanno l’obiettivo di rinforzare l’identità valoriale e spirituale. Occorre che la Mission dell’Agenzia formativa rinforzi nei giovani, che sono inseriti in classi miste, le proprie identità “mobili” perché comunque vivono in contesti differenti da dove sono partiti, anche in riferimento alla popolazione giovanile italiana spesso disorientata e con pochi punti solidi di riferimento,
• i giovani dell’obbligo formativo che per motivazioni diverse arrivano e si iscrivono presso le Agenzie formative. Giovani che rispettano i simboli religiosi, quali la croce, presenti presso i Centri di formazione professionale pur venendo da religioni “altre” e che sono spesso lontani dalla visione cristiana o molte volte indifferenti e/o agnostici su questi simboli,
• le articolazioni significative delle rappresentanze religiose che sono individuate e devono essere della stessa origine etno-geografica dei giovani delle classi miste. Le rappresentanze religiose devono rispondere ai fabbisogni del background identitario dei giovani dell’obbligo formativo sia italiani che migranti,
• agire secondo questa sensibilità facilita gli incontri e produce “Buone prassi” nell’agire non “per” ma “con” le varie religioni secondo una impostazione funzionale ed orizzontale. Gli interventi dei rappresentanti religiosi con i giovani delle classi miste, propongono sequenze di eventi, contenuti intrecciati, livelli di lettura diversi dei significati valoriali e spirituali, che hanno il pregio di produrre un vero e proprio racconto che successivamente, si traduce in una scrittura redatta, in prima battuta, dall’A.M.M.I., ed in seguito dagli stessi giovani guidati e sostenuti dai loro formatori all’interno delle loro ore di lezione (competenze trasversali),

• questo modo di agire fa si che il pensiero narrativo privilegia la costruzione di storie come modelli interpretativi della realtà ed attraverso la narrazione valoriale e spirituale, i rappresentanti religiosi trasformano l’esperienza in una storia coerente. In questo i giovani dell’obbligo formativo hanno la possibilità di cimentarsi nell’esperienza che è una forma di realtà in continua tensione tra vissuti ed azioni, ossia una forma di comprensione unica che contiene l’espressione narrativa ed i loro significati. Raccontare le esperienze significa fare pratica di attribuzioni di senso, il senso è il nostro modo di abitare le differenze. Il senso delle cose non è mai unico, di fronte alla complessità della nostra vita, la costruzione dei significati è un processo continuo, inarrestabile, dinamico, mai concluso che ci costringe a fare i conti con l’incertezza e con ciò che a noi non è chiaro.

I suddetti punti di riferimento devono diventare un percorso condiviso e messo in pratica da una formazione pedagogica e di didattica innovativa.

L’avvio del percorso avviene nella fase di individuazione e di contatto con le rappresentanze religiose etno-geografiche, nella quale sono previste le azioni di lavoro di rete sul territorio. Questo lavoro è svolto dall’A.M.M.I. in collaborazione con il C.F.P.. Simultaneamente occorre che il C.F.P. fornisca i fabbisogni valoriali religiosi ed etno-geografico,che contraddistinguono i gruppi classe.
La figura di seguito mostra graficamente l’articolazione degli interventi, che tengono conto dei fabbisogni interni al C.F.P. e delle rappresentanze religiose da coinvolgere secondo delle procedure programmate e prevedibili.
Nella fase successiva si definiscono 5 incontri di 4 ore ciascuna nell’arco di 8 mesi su temi di questa natura.

Il nucleo dell’intervento prevede 5 incontri con le seguenti modalità:
• Lettera di collaborazione dell’U.P.M./A.S.A.I. preparata con l’A.M.M.I. ed il C.F.P. sugli intenti del percorso formativo che si deve svolgere nell’anno formativo,
• l’ A.M.M.I. individua le risorse religiose presenti sul territorio locale e le sottopone al parere, alla condivisione e alla accettazione della Diocesi,
• il C.F.P. propone la calendarizzazione dei 5 incontri in periodi significativi dell’Anno formativo,
• l’A.M.M.I. ed il C.F.P. individuano le sedi “altre” per fissare gli incontri,
• l’A.M.M.I. sollecita i relatori delle rappresentanze religiose a presenziare gli incontri,
• l’A.M.M.I., il C.F.P., e l’U.P.M./A.S.A.I. presenziano i 5 incontri previsti,
• l’A.M.M.I. verbalizza gli incontri e li trascrive, ed insieme al C.F.P. ufficializza il materiale prodotto, dopo aver coinvolto i relatori alle osservazioni, alle aggiunte e alle modifiche sui loro interventi. – Successivamente il materiale prodotto è inviato dall’A.M.M.I. al C.F.P., all’U.P.M./A.S.A.I., alle Sedi in cui si sono svolti gli incontri e alle rappresentanze religiose che hanno collaborato,
• il C.F.P. al suo interno, ritraduce il materiale prodotto utilizzando il lavoro dell’A.M.M.I., con il concorso dei giovani allievi, utilizzando alcune ore del monte ore previste per lo svolgimento delle ore di insegnamento delle materie trasversali. – Si prevedono 30 ore,
• al termine dell’A.F. il lavoro svolto sarà consegnato a tutti coloro che hanno collaborato alla preparazione, alla stesura ed alla riuscita del progetto D.I.R. – ai ragazzi sarà consegnata la dispensa elaborata e prodotta da loro durante i lavori svolti all’interno dell’area delle materie trasversali.
• Terminata l’attività ci sarà una prova per competenze trasversali e la somministrazione anonima di gradimento da parte dei gruppi classe gestito dal C.F.P.
• Concluso l’A.F. è previsto un incontro conclusivo con la presenza di tutti i partner ed i rappresentanti religiosi per la restituzione dell’esperienza e per impostare il lavoro per l’A.F. seguente secondo la logica del miglioramento continuo.

Gli STEP di avanzamento del percorso formativo sul D.I.R. prevede momenti di socializzazione all’inizio, durante ed al termine di ogni intervento con spontanei rinfreschi e foto/ricordo dell’esperienza vissuta.
L’esperienza del progetto D.I.R. è trasferibile in ogni contesto scolastico di ogni ordine e grado con i dovuti adattamenti.

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