La mediazione Interculturale

Teoria, pratica, approfondimenti, bibliografia, sitografia

Cos’è la mediazione interculturale?

La mediazione interculturale è una attività professionale che si svolge principalmente nell’ambiente del sociale, della sanità, dell’educazione, della giustizia e dell’accoglienza. L’obiettivo principale di questa attività è la facilitazione della comunicazione, della convivenza e dell’interazione tra culture e modi di vivere diversi.

Il nome dell’attività è composto da due parti “Mediazione” e “intercultura“.

Mediazione

La mediazione consiste in una attività, posta in essere da un terzo imparziale, volta a consentire che due o più parti raggiungano un accordo (che può essere di varia natura) ovvero superino un contrasto già in essere tra loro.

Ci sono varie forme di mediazione e vari ambiti in cui si esercitano attività di mediazione.

La forma più diffusa è la mediazione dei conflitti, che può essere interpersonale, professionale, sociale, civile, penale, Internazionale… etc.

Esiste la mediazione (o intermediazione) commerciale, che consiste nel fare da tramite tra un venditore e un cliente, per facilitare il dialogo, la trattativa, l’implementazione di tutte le pratiche burocratiche e fiscali e in fine la finalizzazione della transazione.

Esiste la mediazione linguistica, che consiste principalmente nella traduzione da una lingua verso un’altra.

Esiste la mediazione culturale, molto spesso considerata sinonimo di mediazione interculturale. Ma in realtà non lo è completamente. Se è vero che la mediazione interculturale è una forma di mediazione culturale. Il contrario invece non è sempre vero. Mediare dal punto di vista culturale, vuol dire avvicinare le persone a ambienti, concetti, modi di vedere e modi di espressione culturali a loro sconosciuti. In questa definizione rientrano ad esempio le guide turistiche, le guide museali, i divulgatori scientifici, gli animatori culturali… Ma in molti di queste attività manca la dimensione interculturale.

Intercultura

Partendo dal presupposto che culture e modi di vivere diversi tra di loro possono trovare modi e modalità di convivenza pacifica e di interazione positiva.  L’intercultura è un insieme di proposte, tecniche, attitudini e impostazioni educative che permettono il miglioramento della qualità di vita in una società (e un mondo) multiculturale.

La multicultura (multiculturalità)  è un dato di fatto. La monocultura non esiste. In ogni società del mondo convivono più visioni, modi di vivere e di vedere, più religioni, lingue, classi sociali, culturali, sessi, tendenze sessuali. Tutte queste differenze coesistono di fatto.

Ma la relazione tra diversi può essere di vari tipi. Ignorarsi, interagire ma tenendo la guardia sempre alta, interagire con violenza cercando di cambiare l’altro o di annientarlo,  convivere in pace e in armonia.

intercultura (o interculturalità) è un pensiero, una dottrina, un tipo di progettualità che cerca di rendere pacifica la convivenza e positive le interazioni tra diversi. E questo attraverso la facilitazione della conoscenza e del rispetto reciproci e degli scambi positivi, attraverso il dialogo, il confronto, il decentramento (lasciare per un momento il proprio punto di vista per mettersi nei panni dell’altro), la partecipazione e la ricerca di soluzioni in comune.

La mediazione interculturale, quindi… è una forma di mediazione con obiettivi interculturali.

Non è mera mediazione linguistica. Non si tratta solo di tradurre da una lingua a un’altra. Anche se il/la mediatore/trice Interculturale è spesso chiamato/a a tradurre.

E non è mera mediazione culturale nel senso di spiegare e chiarire concetti culturali sconosciuti. Anche se il/la mediatore/trice Interculturale è spesso chiamato/a a chiarire concetti culturali sconosciuti.

La mediazione interculturale mette insieme queste due forme di mediazione (linguistica e culturale) ma va anche oltre.

Che si svolge in un rapporto asimmetrico

La mediazione interculturale consiste nell’aiutare a trovare soluzioni giuste tra due parti, molto spesso coinvolte in un rapporto molto asimmetrico:

  • da una parte: Immigrato/a (o richiedente asilo o profugo/a), che si muove in territorio/ambiente sconosciuto, conoscendo poco o niente lingua, cultura, leggi e regole amministrative del luogo; in difficoltà, privo di potere;
  • dall’altra parte: Operatore (o equipe) dei servizi sociali, sanitari, educativi, di sicurezza o di giustizia, che si muovono nel loro ambiente abituale, con procedure e meccanismi conosciuti, e con potere decisionale.

Approfondimenti Teorici:

 

Bibliografia della mediazione interculturale  (vai alla pagina dedicata)

Siti utili e risorse online  (vai alla pagina dedicata)

 

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