Servizio provinciale di mediazione interculturale in Alessandria

Il “Servizio provinciale di mediazione interculturale” viene gestito dalla Provincia di Alessandria attraverso l’ICS (Istituto per la Cooperazione allo Sviluppo), che è un consorzio di Enti Locali cui partecipa la Provincia stessa, insieme ai Comuni di Alessandria, Castelnuovo Scrivia, Novi Ligure, Ovada e Valenza. Il Servizio, operativo dal 19/10/2004,  è finanziato dalla Provincia di Alessandria e dalla Regione Piemonte (in base alla L. Reg. 64/89 e al D. L. 286/98 attuativo della legge 40/89). Scopo di questo documento è quello di illustrarne le caratteristiche e di esplicitare i principi di fondo secondo i quali esso verrà organizzato ed erogato.

DESCRIZIONE DEL SERVIZIO
La definizione dettagliata del Servizio è contenuta nella Convenzione tra la Provincia di Alessandria e l’Istituto per la Cooperazione allo Sviluppo (DDSV9-74-2004, stipulata in data 19/10/2004 e successive Det. di rinnovo), con la quale è stato affidato all’ICS il compito di gestire direttamente gli interventi dei mediatori interculturali e di istituire un Registro Provinciale degli stessi. Il Servizio istituito presso l’ICS ha pertanto il compito di organizzare e coordinare gli interventi dei mediatori interculturali presso gli Enti e le Associazioni della Provincia di Alessandria che ne faranno richiesta. Sono destinatari del servizio tutti gli Enti e le Associazioni che a causa delle loro funzioni specifiche hanno rapporti con i migranti. Il servizio è cofinanziato dalla Regione Piemonte in base alla L. Reg. 64/89 e al D. L. 286/98 attuativo della legge 40/89 ed è inserito nell’ambito degli interventi previsti dal  Consiglio Territoriale per l’Immigrazione. La maggior parte delle risorse disponibili verrà utilizzata per la realizzazione di interventi preventivamente progettati, al fine di promuovere una presenza stabile dei mediatori interculturali nei servizi, ma verrà anche destinato un apposito monte – ore agli interventi di emergenza.
Come risulta dalla Convenzione, il Servizio è definito in base ad alcune caratteristiche di fondo che possono essere così esplicitate e riassunte:
– l’iscrizione dei mediatori interculturali utilizzati nel Servizio in un Registro Provinciale (in seguito alla verifica del possesso da parte loro dei requisiti professionali previsti);
– la programmazione e la progettazione degli interventi;
– il monitoraggio e la valutazione degli interventi;
– l’applicazione di metodi e approcci orientati alla qualità del Servizio;
– la formazione permanente dei mediatori interculturali;il cofinanziamento da parte degli Enti e Associazioni  richiedenti.

Ambiti di intervento
Il Servizio si rivolge a tutti gli Enti e Associazioni che a causa delle loro funzioni specifiche hanno rapporti con i migranti. In base alla Convenzione, si considerano tuttavia ambiti di intervento prioritari:
– i servizi educativi;
– i servizi socio-assistenziali;
– i consultori familiari e i reparti di maternità dell’ASL AL;
– l’Azienda Ospedaliera “S.S. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo” di Alessandria;
– la Questura e la Prefettura di Alessandria;
– i servizi informativi degli Enti Locali
– l’autorità giudiziaria;
– gli Istituti di pena.Agli ambiti sopra citati verrà destinata la maggior parte delle risorse disponibili.

Modalita’ di richiesta del servizio
Il Servizio verrà erogato su domanda degli interessati. Per richiedere gli interventi, gli Enti e Associazioni dovranno:
– presentare una domanda, secondo l’apposito modulo entro il 18 settembre 2008;
– presentare, insieme alla domanda, un progetto d’intervento, secondo l’apposito modulo; 
– individuare tra il proprio personale interno un “referente” per la gestione dell’intervento;
– sottoscrivere con l’ICS una specifica Convenzione, ove saranno definite le caratteristiche della prestazione e il relativo impegno di spesa.

Modalita’ di attivazione del servizio

  • Gli interventi di mediazione saranno erogati in base alle richieste pervenute, entro il  18 settembre 2008, da parte dei vari Enti e Associazioni e successivamente esaminate; saranno attivati a partire dal 13 ottobre 2008.
  • Il Servizio sarà cofinanziato dagli Enti e dalle Associazioni richiedenti mediante l’importo di € 10,00 per ciascuna ora di mediazione (a parziale copertura del costo orario complessivo, comprensivo di tutti gli oneri a carico dell’ICS).
  • In base alla Convenzione, saranno comunque riservate le seguenti risorse: un monte ore gratuito di 250 ore per la Questura e la Prefettura, 250 ore per la Provincia, 20 ore per gli Istituti scolastici pubblici, a seguito di motivata e formale richiesta, fino a esaurimento dei fondi previsti.
  • Il monte – ore erogabile a favore di ciascun Ente o Associazione al costo ridotto di   € 10,00  non potrà essere inferiore alle 20 ore e non potrà superare le 100 ore; oltre alle 100 ore, agli Enti e alle Associazioni verrà richiesto il pagamento dell’intero costo effettivo dell’intervento.
  • L’intervento verrà attivato a seguito della stipula di una specifica Convenzione tra il soggetto richiedente e l’ICS.

    Modalita’ di monitoraggio e verifica
    Nell’ambito degli interventi, al fine di garantire e migliorare la qualità del Servizio, verranno effettuate varie attività di monitoraggio e verifica, secondo modalità concordate, al momento dell’attivazione degli interventi stessi, con i referenti e i mediatori interculturali. Sarà cura dell’ICS predisporre e distribuire agli interessati un’apposita modulistica ed effettuare una rilevazione qualitativa circa l’andamento degli interventi.

    Ruoli e compiti dei mediatori interculturali
    Per garantire il funzionamento del Servizio è stato istituito un Coordinamento Provinciale, presso la sede dell’ICS, in Piazza Basile 19, Alessandria, con le seguenti funzioni:
    – individuazione dei mediatori interculturali ritenuti più idonei a svolgere gli interventi in base ai seguenti criteri: curriculum, titoli di studio e attitudini personali del mediatore interculturale, esigenze espresse esplicitamente dall’Ente richiedente, anche in funzione della continuità degli interventi;
    – coordinamento, monitoraggio e verifica degli interventi;
    – elaborazione di linee guida per la progettazione degli interventi;
    – predisposizione della modulistica necessaria alle varie fasi degli interventi;
    – costituzione e tenuta di un Registro Provinciale dei mediatori interculturali;
    – definizione del Regolamento del Registro Provinciale dei mediatori interculturali;
    – definizione di un Codice di comportamento del mediatore interculturale;
    – gestione del rapporto di lavoro con i mediatori interculturali;
    – gestione dei rapporti amministrativi con gli Enti e le Associazioni richiedenti il Servizio.

    Ruoli e compiti degli enti e delle associazioni che richiedono il servizio
    Gli Enti e le Associazioni richiedenti il Servizio sono tenuti a:
    – predisporre le risorse necessarie al cofinanziamento degli interventi, mediante l’importo di € 10,00 per ciascuna ora di mediazione (a parziale copertura del costo orario complessivo, comprensivo di tutti gli oneri a carico dell’ICS), per un minimo di 20 ore e un massimo di 100 ore;
    – individuare un referente del progetto che collabori nelle fasi di progettazione, monitoraggio e verifica dell’intervento;
    – predisporre lo “spazio di mediazione”, ovvero il complesso di azioni, tempi e luoghi atti a sostenere e promuovere il pieno successo degli interventi e il buon inserimento degli utenti stranieri.

Ruoli e compiti dei mediatori interculturali
I mediatori interculturali coinvolti nella realizzazione degli interventi dovranno:
presentare domanda di iscrizione al Registro Provinciale dei mediatori interculturali, secondo le modalità previste dal Regolamento del mediatore interculturale;
– attenersi al Regolamento del mediatore interculturale;
– rendersi disponibili presso l’ICS per la definizione del contratto di mediazione e tutte le altre formalità previste;
– prendere contatto con l’Ente o l’Associazione richiedente, nella persona del referente dell’intervento, per conoscere e organizzare tutti i dettagli necessari per il buon fine dell’intervento stesso;
– svolgere l’attività  di mediazione interculturale secondo le modalità concordate con l’ICS e i referenti dei progetti;

presentare all’ICS la documentazione relativa all’intervento svolto, secondo i moduli forniti.

PRINCIPI ISPIRATORI DEL SERVIZIO

La mediazione interculturale
Nel definire la mediazione interculturale, il modello di riferimento a cui il Servizio si ispira è quello dell’integrazione, intesa come un processo di negoziazione reciproca fra cittadini e istituzioni, in cui si cerca di evitare sia la separazione, propria del relativismo culturale, sia l’assimilazione, propria dell’universalismo etnocentrico. In questa prospettiva si riconoscono pari opportunità, pari diritti e pari doveri ai cittadini italiani e stranieri nell’accesso ai servizi comuni, escludendo forme e luoghi separati di intervento. “Il bisogno di mediazione, che è un segnale importante del cambiamento della società, sopravviene quando, da un lato, le comunità di minoranza attuano un progetto di stabilizzazione e, dall’altro, le istituzioni promuovono un riconoscimento dei diritti degli stranieri e non solo una soddisfazione dei bisogni di emergenza.” (M. Tarozzi) Dunque “La mediazione non agisce solo in un’ottica di tipo compensatorio, colmando vuoti e lacune, ma anche rimuovendo, aggiungendo e modificando, poiché elimina gli ostacoli (comunicativi, linguistici, informativi) che si frappongono all’accesso e all’uso dei servizi per tutti; apporta nuovi saperi, linguaggi, informazioni; modifica le prestazioni dei servizi in termini sia quantitativi, sia qualitativi e li rende interculturali” (G. Favaro)

Il mediatore interculturale

Il mediatore interculturale, secondo una definizione che si va sempre più affermando e che è stata accolta dalla Convenzione e tenuta presente nell’organizzazione del Servizio, è un professionista, di origine straniera, in possesso dei seguenti requisiti:
– qualifica professionale di mediatore interculturale, rilasciata dalla Regione Piemonte o da altre Regioni Italiane;
– elevato livello di istruzione (almeno un titolo di scuola superiore, anche conseguito nel paese d’origine);
– buona conoscenza della cultura e della lingua (scritta e orale) del paese d’origine e del paese ospitante;
– buona attitudine ai rapporti interpersonali e all’ascolto.Il mediatore interculturale è un nuovo operatore sociale, agente attivo nel processo di integrazione, che si pone come figura “ponte” fra gli stranieri e le istituzioni, i servizi pubblici e le strutture private, senza sostituirsi né agli uni, né alle altre. Opera per favorire la comunicazione tra soggetti di culture diverse, per agevolare l’accesso e l’uso dei servizi da parte degli immigrati e si propone come punto di riferimento e risorsa per promuovere specifiche iniziative e progetti nel campo dell’immigrazione.
Interviene presso strutture e servizi, sia pubblici che privati, collaborando con gli operatori, affiancandoli nello svolgimento delle loro attività e partecipando alla programmazione degli interventi.
“Nei diversi servizi, l’intervento di mediazione si situa principalmente su tre piani: orientativo- informativo, linguistico- comunicativo, psico- sociale.
Al livello orientativo- informativo il mediatore informa, traduce le informazioni, avvicina gli utenti al servizio. Contemporaneamente comunica agli operatori dei servizi specificità culturali, differenze e tratti propri delle comunità di origine.
Sul piano linguistico- comunicativo, la mediazione ricopre un ruolo di traduzione, interpretariato, prevenzione e gestione di fraintendimenti e malintesi dovuti alle differenze culturali.
A livello psico- sociale, viene assegnata al mediatore la funzione di stimolo per il cambiamento sociale e la riorganizzazione del servizio, che non solo diventa più accessibile e accogliente, ma si modifica anche in senso interculturale, riconoscendo le differenze e gli apporti culturali diversi.” (G. Favaro)
L’esplicitazione delle funzioni dei mediatori interculturali rende chiara la necessità della loro interazione continua con gli operatori dei servizi.
I mediatori interculturali sono formati per lavorare nelle ASL, negli ospedali, nei consultori, nelle scuole, nei centri di accoglienza, nei servizi socio- assistenziali, nelle carceri, negli uffici per l’immigrazione, negli sportelli al pubblico di Enti locali, sindacati, ONG, associazioni di volontariato.

La qualifica professionale di mediatore interculturale viene rilasciata dalla Regione Piemonte o da altre Regioni Italiane in seguito alla frequenza di un corso specifico della durata di circa 600 ore, di cui circa 200 di stage presso Enti pubblici o privati. Durante il corso vengono approfondite le conoscenze teoriche e tecniche relative ai seguenti ambiti: a) interculturali; b) organizzativi; c) psicologici e comunicativi; c) medico- igienici; d) normativi.

La formazione continua dei mediatori interculturali
La professione di mediatore interculturale richiede il possesso di una conoscenza teorica e pratica sempre aggiornata rispetto a diversi ambiti: politico, sociale, antropologico, culturale ed economico. Al fine di garantire la qualità e l’efficacia degli interventi, i mediatori interculturali dovranno svolgere un’attività annuale di aggiornamento, attraverso la frequenza dei corsi di formazione organizzati dall’ICS e la partecipazione a iniziative di altri Enti o Associazioni su tematiche inerenti alla mediazione interculturale (facendo pervenire all’ICS una breve relazione e l’attestato di partecipazione). La partecipazione a tali corsi costituirà titolo preferenziale in sede di assegnazione degli incarichi. Inoltre, i mediatori interculturali, nell’ambito della loro attività, avranno l’obbligo di partecipare alle riunioni di lavoro e agli incontri di formazione specificatamente organizzati dall’ICS, che costituiranno parte integrante dello stesso incarico ricevuto.

Tutela dei lavoratori
L’impiego dei mediatori interculturali avverrà a norma di legge, garantendo loro tutti i diritti previsti. Ai mediatori interculturali impiegati nel Servizio verrà attivato un contratto di collaborazione coordinata e continuativa, senza vincolo di subordinazione.

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Ultimi commenti
  1. KATHLEEN DERDERIAN

    Non sono affatto d’accordo con la Vostra affermazione che il mediatore interculturale deve essere di provenienza straniera. Conosco diversi ottimi mediatori italiani. Mi occupo di mediazione interculturale da sette anni ormai e, durante la mia esperienza, ho visto spesso funzionare meglio l’intervento di un mediatore “neutrale” di origine italiana per via delle varie diffidenze che purtroppo esistono fra cittadini di provenienze diverse. Credo che farete meglio a rivedere la Vostra definizione del mediatore interculturale. La mia opinione riflette quella tenuta dai professori, esperti in campo di immigrazione e intercultura, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia dove ho partecipato a un Master sull’Immigrazione e Trasformazione Sociale…Non è nè necessaria essere della medisima provenienza della propria utenza nè di aver vissuto l’esperienza dell’immigrare in prima persona per avere un adeguato senso di empatia e per creare un efficace ponte tra le persone immigrate e la società italiana. Documentatevi, mi raccomando. Grazie.

  2. giulia khalfane

    ciao sono di alessandria vivo da 23 anni ho la cittadinanza italina,ho studiato in italia ho preso il diploma perito elettronico.sto cercando la possibilità di entrare in un ente che ha a che a fare con gli stranieri ma non so come fare.se sapete inviate un messaggio in posta elettoronica.grazi

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