Multicultura, intercultura, transcultura. Solo sottigliezze da linguisti?

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Nella descrizione di ciò che abbiamo attorno, la scelta di un termine piuttosto che un altro non risulta mai priva di significato né del tutto intercambiabile o innocua, se è vero che con le parole costruiamo il nostro mondo, gli diamo accezioni e ne forniamo interpretazioni spesso anche molto diverse fra loro.

E questo risulta ancor più vero se parliamo di un panorama in costante movimento e mutamento com’è quello sociale dei Paesi occidentali contemporanei, che i fenomeni migratori stanno ampiamente contribuendo a plasmare e delineare con forme del tutto nuove.

Sentiamo spesso parlare, anche in maniera piuttosto confusa invece, di espressioni quali “società multiculturale”, “mondo interculturale” e così via… ma a che cosa stiamo facendo riferimento precisamente?
Per descrivere la convivenza di comunità differenti in un medesimo luogo -realtà sempre più frequente se non addirittura comune anche in Italia- molto si è parlato e ancora si parla di multicultura e di società multiculturale. Si tratta di un termine dall’accezione prettamente neutra con il quale possiamo indicare, appunto, il vivere su uno stesso territorio di popolazioni che differiscono per provenienza geografica, culturale e lingua madre e che non veicola in sé giudizi di valore né tantomeno analisi, bensì fornisce il semplice quadro di tali comunità senza che esse a priori debbano interagire fra loro, confrontandosi o avendo degli scambi. Una prospettiva statica, dunque, che non prevede necessariamente contatti fra i vari attori, lasciandoli sullo sfondo come universi paralleli.

Accade però anche che universi differenti vengano a un certo punto a contatto, anziché banalmente continuare a coesistere senza reciproco arricchimento. Nasce così l‘intercultura, che contiene invece un prefisso significativo: inter. Prefisso con il quale entriamo subito in un contesto non più statico e immobile ma caratterizzato, al contrario, da dinamismo; da questo momento possiamo parlare di reciprocità, interazione e scambio, presupponendo infatti un passaggio successivo che implichi la volontà e l’impegno di dare vita a un dialogo fecondo tra le varie culture presenti su quel territorio. Ne nasce così un confronto costruttivo alla ricerca di punti di contatto con i quali la varietà, in tutte le sue differenti sfaccettature, possa essere valorizzata appieno nel suo potenziale di ricchezza -una ricchezza da cui l’intera società potrà trarre giovamento, un potente volano per la sua stessa crescita-.

E ora il passaggio successivo, quando anche fare riferimento alle singole culture non è più sufficiente a una descrizione accurata di quanto vediamo attorno a noi. Nei suoi ultimi sviluppi, infatti, la società contemporanea -italiana e non solo-, da qualche anno necessita di essere raccontata da una prospettiva ancora più ampia che ne abbracci la volontà e capacità di valicare le barriere della singola comunità a favore di una comunità unica, più grande, in grado di lavorare insieme secondo princìpi e valori comuni che sottendono a tutta la specie umana.
Aldilà dei particolarismi e delle differenze, ancora presenti nella visione interculturale, ecco nascere dunque il concetto di transculturalità, che risponde e disegna proprio le sfide, anzi la sfida per eccellenza, a cui la società contemporanea è oggi chiamata. È una sfida che possiamo chiamare condivisione di una visione più ampia, di un progetto comune per il quale lavorare in team, “lavorare con” mossi dai medesimi obiettivi e in cui ogni partecipante è e si sente attivamente coinvolto e responsabile per la creazione di una cultura del tutto nuova e differente in grado di valicare i confini dei singoli, unendoli in nome di ciò che, se raggiunto, li rende tutti vincitori di un’unica squadra.
Si delinea così la transculturalità, frutto di “un’èquipe” che sa guardare al quadro più grande oltre la diversità e che con tale, con tali diversità è in grado di rimodellare un’immagine frammentaria ormai superata. Passa da qui la costruzione di una nuova prospettiva fatta di coesione, dialogo e rispetto, in un quadro dove il ruolo e l’importanza della mediazione, che sin dai suoi primi passi ha fatto di tali valori i propri strumenti principali, diventano e diventeranno sempre più imprescindibili.

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